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Abbiamo trascorso due anni a prepararci nei minimi dettagli. Abbiamo convissuto con la paura di non essere abbastanza preparati, di non riuscire a raccogliere i fondi necessari, di essere fisicamente impreparati alle fatiche dei trekking oppure di non avere il materiale adeguato. Ma ora ci stiamo accorgendo che forse non eravamo preparati alla difficoltà principale: quella di ritornare a casa. Questa è la verità, difficile da accettare ma è così: nessuno aveva pensato che il viaggio sarebbe finito. Forse non era nemmeno necessario pensarlo; forse nessuno si sarebbe mai immaginato che un viaggio, fatto di una manciata di giorni, potesse segnarci così profondamente.

Invece sta andando proprio in questo modo. Questa esperienza è stata di una bellezza e intensità fuori dal comune. Sia per i posti che abbiamo visitato, che per la sintonia tra tutte le persone del gruppo. Siamo stati tutti stregati e temo che non si potrà tornare indietro. Me ne sono reso conto sia leggendo la lettera dei genitori che oggi in macchina.

Stavo portando a casa Giusy che cercava di spiegarmi come si sentiva in queste prime ore dopo il rientro. A un certo punto sentenzia: “Io ho vissuto tutti gli anni delle superiori sognando di fare in quinta un viaggio con ScuolaZoo. Per me era la massima ambizione. Il sogno impossibile. Ora dopo questo viaggio non ci andrei nemmeno se me lo regalassero!”

Penso che non ci resti altro che accettare di aver fatto quel viaggio e di essere tornati. Ci vorrà un pò di tempo e il conseguente maggiore distacco che ci permetterà di continuare a parlarne. Abbiamo tantissime cose da raccontare e condividere: testi, foto, video, dipinti, registrazioni audio, il lavoro dei gruppi, i nostri strumenti che che abbiamo lasciato alle Svalbard e che stanno registrando e soprattutto il docu-film. CI aspettano mesi di pubblicazione di materiali capaci di spiegare meglio quello che è accaduto. Però ora decidiamo di prenderci una piccola pausa di qualche settimana, per prenderci il riposo necessario, fare necessarie lavatrici ma anche, soprattutto, per lasciare sedimentare le cose vissute in quel magico posto.