larcher

Una delle cose migliori che il progetto RESEt è riuscito a fare è stata quella di far capire a tutti noi la mole enorme di lavoro che c’è dietro all’idea (apparentemente molto semplice) di “raccogliere informazioni tramite dei dati”. Ci eravamo messi in testa di fare delle misure molto semplici: temperatura dell’aria, dell’acqua e del suolo, il cosiddetto permafrost. Poi, visto che ci piace sognare l’impossibile, avevamo accarezzato l’idea di fare anche delle misure di radiazione solare. Tutto questo lo abbiamo preparato e predisposto grazie ai ricercatori del CNR che ci hanno accompagnato in tutte le fasi di progettazione e realizzazione.

Un momento della fase di montaggio della capannina riflettente dentro cui sono stati colllocati i sensori. La capannina è fatta assemblando sottovasi verniciati di bianco

Un momento della fase di montaggio della capannina riflettente dentro cui sono stati colllocati i sensori. La capannina è fatta assemblando sottovasi verniciati di bianco

Durante la spedizione siamo riusciti a posizionare sensori in 5 stazioni situate in altrettanti siti dell’isola di Spitzbergen la principale dell’arcipelago. Quasi tutta l’attrezzatura è stata predisposta dagli studenti organizzati in gruppi. Tra di loro quello più impegnato è stato sicuramente Gabriele Larcher che ha una ottima esperienza di misure di questo tipo nella nostra regione in collaborazione con associazioni locali di appassionati di meteorologia come Meteotriveneto.

Un momento del posizionamento dei sensori (Svalbard. Luglio 2016)

Un momento del posizionamento dei sensori (Svalbard. Luglio 2016)

Gli strumenti sono stati lasciati in loco alle Svalbard per 7 mesi. Nel mese di Febbraio 2017 la nostra guida locale (Stefano Poli) li ha recuperati e ce li ha inviati. Successivamente abbiamo svolto le fasi di download dei dati e della loro interpretazione. Ci siamo concentrati in particolare sulla analisi degli andamenti delle temperature dell’aria e del suolo (il permafrost). Volevamo capire con quale ritardo le temperature via via più basse registrate nell’aria tra Agosto e Febbraio, sarebbero arrivate nel permafrost e alle varie profondità. E’ stato un lavoro appassionante e ricco di sorprese non solo per noi ma anche per i ricercatori stessi che alla fine hanno commentato la qualità dei dati dicendo che sono “come da manuale”.

Tutti i dati, i dettagli tecnici degli strumenti e della attività di misura, e le informazioni raccolte sono confluite nella tesina di maturità presentata da Gabriele Larcher in sede di colloquio d’esame nel Luglio 2017 e che potete da oggi scaricare.

Il report e tutti i dati verranno poi pubblicati sul sito Research in Svalbard Database, che raccoglie e pubblica tutti i dati delle ricerche svolte sull’arcipelago